Dalla soglia di un sogno mi chiamarono...
era buona la voce, amata voce.
-Dimmi: Verrai con me a vedere l'anima?
Una carezza mi raggiunse il cuore-
-Sempre con te- ed avanzai nel sogno
per una lunga, stretta galleria;
sentii sfiorarmi la veste pura
e il palpito soave della mano amica.
Machado
mercoledì 15 maggio 2013
domenica 7 aprile 2013
Per te.
Solo poche sere fa mi hai scritto "A presto rivederci Gianni". Ma non ci vedremo più, non in questa vita. Non andremo più a fare il Cammino di Santiago, eri così felice quando te l'ho proposto quasi per scherzo perchè, sapevo delle tue difficoltà. Subito hai cercato altri compagni di viaggio, "saremo in quattro" hai detto, "come i Moschettieri, e insieme a voi mi sentirò protetta". Non potevamo invece proteggerti dal male che avevi nel corpo, e da quello che col tempo ti ha divorata nello spirito. Non cammineremo più insieme le nostre amate montagne, e non sentirò più il tuo abbraccio forte e vero, la tua stretta di mano sincera, e la risata schietta che prorompeva inaspettata, perchè sempre trovavi motivo per ridere, nascondendo così dietro i sorrisi il tuo dolore. Ma non doveva finire così, no, non doveva finire così.
Ti voglio bene amica mia, a rivederci in cielo, vicino al Dio che tanto hai amato. Abbraccio forte dal tuo amico Gianni.
lunedì 1 aprile 2013
Molise, in tutto 300.000 abitanti, ma ci stiamo bene!
Verso l'alto Molise, a soli 60m km dalla mia città che è sul mare, c'è un mondo nuovo da scoprire. Oggi pasquetta, io e la mia Terry con zaino e scarpe da tennis, ci fermiamo a caso in un paesotto abbarbicato su una enorme roccia, che osservato dal basso ci intriga non poco. Cominciamo a risalire vicoli in pietra, attraverso scalinate a zig-zag che ci conducono si al paese, ma a un paese fantasma. Parlo del centro storico, case di pietra tipicamente montane, ancora belle, ma tutte salvo rarissime eccezioni, completamente disabitate o diroccate. Colpo di fortuna, si arriva alla vecchia chiesa, naturalmente chiusa per non so quale terremoto, contemporaneamente a 5 persone del posto che, chiavi alla mano la aprono per una ricognizione interna. Ci invitano ad entrare, e meraviglia ci appaiono confessionali, banchi, sedie e alcuni resti di affreschi, in cattivo stato, ma certamente recuperabili. Ma soprattutto gli occasionali amici ci mostrano una cripta, con ancora i corpi mummificati di ben 7 vescovi, li sepolti a partire dal 1750 circa. Che rabbia vedere quell'incuria, tesori letteralmente sepolti per l'insipienza di politici incapaci, e rapaci. Decidiamo io e Terry di limitare l'incavolatura, e salutato il gruppo continuiamo la visita alle viuzze. Nel cortile di una casa, trovo un vecchio quaderno delle elementari, con vari tema, e il primo svolgimento è datato: 26 novembre 1911!! Salti di gioia, e solo la discrezione ci vieta di approfondire la ricerca di altro materiale. Lasciamo con dispiacere LIMOSANO, questo il nome del paese, e proseguiamo per SANT' ANGELO LIMOSANO patria di CELESTINO 5°, dove pranziamo. Più tardi ci attende un altra sorpresa in territorio di SALCITO, una enorme roccia, detta La "Morgia dei Briganti", del periodo Cenozoico, qualcosa come 65 milioni di anni fa! La roccia che sembra la cima di una montagna sepolta, ha molte grotte al proprio interno, nel passato sicuramente abitate, alcune troppo in alto per accedervi, visitiamo quindi tra sterpi e roveti le aperture accessibili: ragazzi emozioni anche qui! Che dire, potrei continuare e parlare dei magnifici paesaggi, ma mi fermo. Giornata sicuramente fortunata, unico neo: NON HO PORTATO la macchina fotografica...mannaggia a me!
venerdì 1 marzo 2013
Tenerezza...
domenica 17 febbraio 2013
mercoledì 6 febbraio 2013
Così è, se ci pare...
giovedì 3 gennaio 2013
Volevo fare il.....
Quand'ero ancora ragazzo, e sognavo ancora da ragazzo, avrei voluto da grande, fare nellordine i seguenti mestieri: Il Bidello, Il Maestro Elementare, il Professore di Lettere, il Soldato di professione, il Pilota di aerei (da guerra) , lo Scrittore, L'esploratore, il Detective privato, il Salvatore della Patria, l'Agricoltore, il Poeta e un sacco di altre minchiate che qui non sto ad elencare.
Ma il primo, il primissimo sogno sognato, era di voler fare il PASTORE.
Si, pastore con tanto di gregge!
Ah quanta invidia per quegli uomini che al sole o con pioggia, vivevano le campagne! Quanto tempo avrei avuto per lèggere pensavo, e quanti bastoni avrei potuto modellare per poi mostrarli alle ragazze, per non dire di zufoli e fionde!
Beh di pascoli oggi c'è nè pochi, le greggi ingrassano nelle stalle, e i pastori si chiamano imprenditori.
Il nostro tempo quello che viviamo ora, ci vuole e ci fà più pecore che pastori, quando accettiamo o subiamo soprusi, ingiustizie palesi e torti senza indignarci, quando diciamo si, e invece vorremmo e dovremmo urlare un NO, quando ci accontentiamo di quello che ci basta, quando non ci sporchiamo le mani, e quando infine, pur riconoscendo la malafede, ridiamo alle battute di chi la usa ci usa, e che probabilmente ci definisce gregge.
Ma il primo, il primissimo sogno sognato, era di voler fare il PASTORE.
Si, pastore con tanto di gregge!
Ah quanta invidia per quegli uomini che al sole o con pioggia, vivevano le campagne! Quanto tempo avrei avuto per lèggere pensavo, e quanti bastoni avrei potuto modellare per poi mostrarli alle ragazze, per non dire di zufoli e fionde!
Beh di pascoli oggi c'è nè pochi, le greggi ingrassano nelle stalle, e i pastori si chiamano imprenditori.
Il nostro tempo quello che viviamo ora, ci vuole e ci fà più pecore che pastori, quando accettiamo o subiamo soprusi, ingiustizie palesi e torti senza indignarci, quando diciamo si, e invece vorremmo e dovremmo urlare un NO, quando ci accontentiamo di quello che ci basta, quando non ci sporchiamo le mani, e quando infine, pur riconoscendo la malafede, ridiamo alle battute di chi la usa ci usa, e che probabilmente ci definisce gregge.
sabato 26 maggio 2012
Poeti....razza benedetta!
SERGEJ ESENIN - Confessioni di un teppista
Non a tutti è dato cantare,
E non tutti possono cadere come una mela
Sui piedi degli altri.
Questa è la più grande confessione,
Che mai teppista possa rivelarvi.
Io porto a bella posta la testa spettinata,
Lume a petrolio sopra le mie spalle.
Mi piace illuminare nelle tenebre
L'autunno spoglio delle vostre anime.
E mi piace quando una sassaiola di insulti
Mi vola contro, come grandine di rutilante bufera,
Solo allora stringo più forte tra le mani
La bolla tremula dei miei capelli.
È così dolce allora ricordare
Lo stagno erboso e il suono rauco dell'ontano,
Che da qualche parte vivono per me padre e madre,
Che se ne fregano di tutti i miei versi,
E che a loro sono caro come il campo e la carne,
Come la pioggia fina che rende morbido il grano verde a primavera.
Con le loro forche verrebbero a infilzarvi
Per ogni vostro grido scagliato contro di me.
Miei poveri, poveri contadini!
Voi, di sicuro, siete diventati brutti,
E temete ancora Dio e le viscere delle paludi.
O, almeno se poteste comprendere,
Che vostro figlio in Russia
È il più grande tra i poeti!
Non vi si raggelava il cuore per lui,
Quando le gambe nude
Immergeva nelle pozzanghere autunnali?
Ora egli porta il cilindro
E calza scarpe di vernice.
Ma vive in lui ancora la bramosia
Del monello di campagna.
Ad ogni mucca sull'insegna di macelleria
Da lontano fa un inchino.
E incontrando i cocchieri in piazza,
ricorda l'odore del letame dei campi nativi,
Ed è pronto a reggere la coda d'ogni cavallo,
come fosse uno strascico nuziale.
Amo la patria!
Amo molto la patria!
Anche con la sua tristezza di salice rugginoso.
Adoro i grugni infangati dei maiali
E nel silenzio della notte, la voce limpida dei rospi.
Sono teneramente malato di ricordi infantili,
Sogno delle sere d'aprile la nebbia e l'umido.
Come per scaldarsi alle fiamme del tramonto
S'è accoccolato il nostro acero.
Ah, salendo sui suoi rami quante uova,
Dai nidi ho rubato alle cornacchie!
È lo stesso d'un tempo, con la verde cima?
È sempre forte la sua corteccia come prima?
E tu, mio amato,
Mio fedele cane pezzato?!
La vecchiaia ti ha reso rauco e cieco
Vai per il cortile trascinando la coda penzolante,
E non senti più a fiuto dove sono portone e stalla.
O come mi è cara quella birichinata,
Quando si rubava una crosta di pane alla mamma,
e a turno la mordevamo senza disgusto alcuno.
Io sono sempre lo stesso.
Con lo stesso cuore.
Simili a fiordalisi nella segale fioriscono gli occhi nel viso.
Srotolando stuoie d'oro di versi,
Vorrei dirvi qualcosa di tenero.
Buona notte!
A voi tutti buona notte!
Più non tintinna nell'erba la falce dell'aurora...
Oggi avrei una gran voglia di pisciare
Dalla mia finestra sulla luna.
Una luce blu, una luce così blu!
In così tanto blu anche morire non dispiace.
Non m'importa, se ho l'aria d'un cinico
Che si è appeso una lanterna al sedere!
Mio buon vecchio e sfinito Pegaso,
M'occorre davvero il tuo trotto morbido?
Io sono venuto come un maestro severo,
A cantare e celebrare i topi.
Come un agosto, la mia testa,
Versa vino di capelli in tempesta.
Voglio essere una gialla velatura
Verso il paese per cui navighiamo.
E non tutti possono cadere come una mela
Sui piedi degli altri.
Questa è la più grande confessione,
Che mai teppista possa rivelarvi.
Io porto a bella posta la testa spettinata,
Lume a petrolio sopra le mie spalle.
Mi piace illuminare nelle tenebre
L'autunno spoglio delle vostre anime.
E mi piace quando una sassaiola di insulti
Mi vola contro, come grandine di rutilante bufera,
Solo allora stringo più forte tra le mani
La bolla tremula dei miei capelli.
È così dolce allora ricordare
Lo stagno erboso e il suono rauco dell'ontano,
Che da qualche parte vivono per me padre e madre,
Che se ne fregano di tutti i miei versi,
E che a loro sono caro come il campo e la carne,
Come la pioggia fina che rende morbido il grano verde a primavera.
Con le loro forche verrebbero a infilzarvi
Per ogni vostro grido scagliato contro di me.
Miei poveri, poveri contadini!
Voi, di sicuro, siete diventati brutti,
E temete ancora Dio e le viscere delle paludi.
O, almeno se poteste comprendere,
Che vostro figlio in Russia
È il più grande tra i poeti!
Non vi si raggelava il cuore per lui,
Quando le gambe nude
Immergeva nelle pozzanghere autunnali?
Ora egli porta il cilindro
E calza scarpe di vernice.
Ma vive in lui ancora la bramosia
Del monello di campagna.
Ad ogni mucca sull'insegna di macelleria
Da lontano fa un inchino.
E incontrando i cocchieri in piazza,
ricorda l'odore del letame dei campi nativi,
Ed è pronto a reggere la coda d'ogni cavallo,
come fosse uno strascico nuziale.
Amo la patria!
Amo molto la patria!
Anche con la sua tristezza di salice rugginoso.
Adoro i grugni infangati dei maiali
E nel silenzio della notte, la voce limpida dei rospi.
Sono teneramente malato di ricordi infantili,
Sogno delle sere d'aprile la nebbia e l'umido.
Come per scaldarsi alle fiamme del tramonto
S'è accoccolato il nostro acero.
Ah, salendo sui suoi rami quante uova,
Dai nidi ho rubato alle cornacchie!
È lo stesso d'un tempo, con la verde cima?
È sempre forte la sua corteccia come prima?
E tu, mio amato,
Mio fedele cane pezzato?!
La vecchiaia ti ha reso rauco e cieco
Vai per il cortile trascinando la coda penzolante,
E non senti più a fiuto dove sono portone e stalla.
O come mi è cara quella birichinata,
Quando si rubava una crosta di pane alla mamma,
e a turno la mordevamo senza disgusto alcuno.
Io sono sempre lo stesso.
Con lo stesso cuore.
Simili a fiordalisi nella segale fioriscono gli occhi nel viso.
Srotolando stuoie d'oro di versi,
Vorrei dirvi qualcosa di tenero.
Buona notte!
A voi tutti buona notte!
Più non tintinna nell'erba la falce dell'aurora...
Oggi avrei una gran voglia di pisciare
Dalla mia finestra sulla luna.
Una luce blu, una luce così blu!
In così tanto blu anche morire non dispiace.
Non m'importa, se ho l'aria d'un cinico
Che si è appeso una lanterna al sedere!
Mio buon vecchio e sfinito Pegaso,
M'occorre davvero il tuo trotto morbido?
Io sono venuto come un maestro severo,
A cantare e celebrare i topi.
Come un agosto, la mia testa,
Versa vino di capelli in tempesta.
Voglio essere una gialla velatura
Verso il paese per cui navighiamo.
lunedì 9 aprile 2012
Gemellaggio
Quando ogni luce è spenta
e non vedo che i miei pensieri,
un'Eva mi mette sugli occhi
la tela dei paradisi perduti.
Giuseppe Ungaretti
e non vedo che i miei pensieri,
un'Eva mi mette sugli occhi
la tela dei paradisi perduti.
Giuseppe Ungaretti
martedì 6 marzo 2012
Mamme...
Mi capita, mentre in macchina aspetto l'uscita dei nipotini dall'asilo, di osservare giovani mamme che passeggiano nei pressi del cancello ancora chiuso. Alcune sorridenti, consapevoli di quel ruolo che non significa soltanto essere genitore, ma tappa importante della propria esistenza, dove ogni giorno è un tempo nuovo che allontana dal passato, tempo vecchio che non rimpiangono, vivendo con soddisfazione quello presente. Su altri volti invece, leggo stanchezza, e una tristezza indefinita che comprende forse, la fine di un sogno tanto atteso che le difficoltà della vita, hanno trasformato in monotona routine, togliendole gusto e senso della sorpresa che dà gioia. Tornando a casa, mi porto sempre un pò di quegli occhi malinconici, magari il mio è solo un pensiero arbitrario, e sotto quel velo invece, può esserci una felicità soltanto nascosta agli altri, ma un pò di pena mi resta.
lunedì 27 febbraio 2012
VINCERE !!.... ma è finita male...
FINALMENTE UN GIORNALE PROVA AD INFORMARE, E A DENUNCIARE L'IPOCRISIA DI UNO STATO, DIVENTATO BISCAZZIERE DEI PROPRI CITTADINI: Ragazzi, altro che casino, questo è un casinò...
| Dal quotidiano - AVVENIRE- del 25.02.2012
Non chiamatelo più gioco. Il gioco è una festa, una gioia, è spontaneità, fantasia e libertà: guardate gli occhi di un bambino mentre gioca. Questa invece è una maledizione, una dannata febbre, persino una schiavitù. Dicono le statistiche che fra bingo, gratta–e–vinci, superenalotto, slot machine, blackjack, poker online, e scommesse su tutto, ci siamo rincretiniti, ci stiamo giocando il cervello, incantati dalla micidiale furbizia di quelli che ci svuotano le tasche. Nei “giochi di sorte” c’è un punto di fuga dove il playing diventa gambling, l’uomo non è più neanche un giocatore, ma un giocattolo; per il divertimento (serissimo) di chi regge il gioco per far soldi e spennare.
Nel 2009 la “raccolta” (la chiamano così questa attività succhiasoldi) è stata di 54,4 miliardi, nel 2010 è aumentata a 61,4 miliardi, nel 2012 è schizzata a 80 miliardi. Ma la crisi? La crisi è una doppia tragedia, la crisi è una spinta ulteriore che spinge a tentare la sorte improbabile, ingrassando il banco. Il gettito fiscale sul gioco d’azzardo è una tassa sui poveri. È difficile dire se il <+corsivo>gamblig<+tondo> sia più un intrattenimento, o invece una epidemia sociale. Una recente ricerca ha addirittura stimato che vi sono coinvolti, in qualche forma, più di 30 milioni di italiani.
Una pubblicità invasiva li seduce. Le associazioni dei consumatori hanno protestato contro lo spot che invoglia a giocare perché «vincere è semplice», menzogna per il Codice di autodisciplina della Comunicazione commerciale. L’avvertenza posticcia, sussurrata in fretta, di «giocare responsabilmente», è farisaica se non schizofrenica. Simili messaggi, che rasentano la figura del “doppio legame” noto agli psichiatri, piovono in un Paese in cui almeno 800mila persone secondo le stime accreditate (Cnr di Pisa), sono piombate col gioco in una patologia che rovina la vita.
Quel demone compulsivo che una grande letteratura (Dostoevskij) ci illustrò nel passato è ora catalogato dalla scienza fra i disturbi mentali. Una “dipendenza” la cui soglia di eccitazione costringe ad alzare la posta puntata, fino a svenarsi. Fino a indebitarsi, fino a supplicare aiuto da strozzini prestasoldi. Per portarli ai mangiasoldi. Da un cappio all’altro.
Un Convegno ieri a Genova ha fatto il punto, a dieci anni dal primo lancinante grido d’allarme pubblico in quella stessa città, sulle vittime dell’usura e delle vittime del gioco. Somiglianza di rovina, intreccio di disperazione. Il cardinale Bagnasco ha detto con fermezza che è emergenza sociale, e che una pubblicità mendace, delittuosa, uccide il corretto modo di pensare e di agire. Il nostro pensiero corre a una iniziativa che il Monopolio di Stato (Aams) chiama «educativa», perché vuole entrare nelle scuole a insegnare ai giovani come si fa a giocare «responsabilmente» (nell’opuscolo, ci sarebbe anche la frase «chi non gioca è un integerrimo bacchettone»). Raffinata sciocchezza: si previene o si corrompe? L’obliquo messaggio pro–gioco, con questi chiari di luna, ci indigna.
Si insegni a “non” azzardare, si insegni che il mondo di questi giochi è in larga parte in mano a fuorilegge, che i siti online da rimuovere per decreto sono la bellezza di 3.386. Anzi, la sconcezza di 3.386. Si insegni, cacciati fuori i persuasori soffici del “giocare è bello”, che la sconcezza grande non è neanche nell’essere fuorilegge (cioè senza concessione), ma nel gioco d’azzardo in sé, perché i concessionari con lo stemma di legge fanno la stessa cosa che fanno gli altri, cioè rovinano la gente. Perché l’ago della bilancia, signori del Monopolio, non è il timbro della bisca, da maledire il tavolo quando non c’è, e benedire l’identico tavolo quando lo Stato ha timbrato il proprio lucro e l’identica nostra sciagura.
Giuseppe Anzani
Mi occupo di problemi alcolcorrelati, o più semplicemente di abuso di alcol: POSSIBILE che politici o tecnici, NON capiscano che questa dipendenza è la strada tutta in discesa, che porta alla dipendenza dall'alcol, o alle sostanze stupefacenti, senza tener conto delle migliaia di famiglie distrutte???
Ma già, dimenticavo, il pareggio di bilancio è la sola cosa che conta, L'UOMO può aspettare.
| Dal quotidiano - AVVENIRE- del 25.02.2012
Non chiamatelo più gioco. Il gioco è una festa, una gioia, è spontaneità, fantasia e libertà: guardate gli occhi di un bambino mentre gioca. Questa invece è una maledizione, una dannata febbre, persino una schiavitù. Dicono le statistiche che fra bingo, gratta–e–vinci, superenalotto, slot machine, blackjack, poker online, e scommesse su tutto, ci siamo rincretiniti, ci stiamo giocando il cervello, incantati dalla micidiale furbizia di quelli che ci svuotano le tasche. Nei “giochi di sorte” c’è un punto di fuga dove il playing diventa gambling, l’uomo non è più neanche un giocatore, ma un giocattolo; per il divertimento (serissimo) di chi regge il gioco per far soldi e spennare.
Nel 2009 la “raccolta” (la chiamano così questa attività succhiasoldi) è stata di 54,4 miliardi, nel 2010 è aumentata a 61,4 miliardi, nel 2012 è schizzata a 80 miliardi. Ma la crisi? La crisi è una doppia tragedia, la crisi è una spinta ulteriore che spinge a tentare la sorte improbabile, ingrassando il banco. Il gettito fiscale sul gioco d’azzardo è una tassa sui poveri. È difficile dire se il <+corsivo>gamblig<+tondo> sia più un intrattenimento, o invece una epidemia sociale. Una recente ricerca ha addirittura stimato che vi sono coinvolti, in qualche forma, più di 30 milioni di italiani.
Una pubblicità invasiva li seduce. Le associazioni dei consumatori hanno protestato contro lo spot che invoglia a giocare perché «vincere è semplice», menzogna per il Codice di autodisciplina della Comunicazione commerciale. L’avvertenza posticcia, sussurrata in fretta, di «giocare responsabilmente», è farisaica se non schizofrenica. Simili messaggi, che rasentano la figura del “doppio legame” noto agli psichiatri, piovono in un Paese in cui almeno 800mila persone secondo le stime accreditate (Cnr di Pisa), sono piombate col gioco in una patologia che rovina la vita.
Quel demone compulsivo che una grande letteratura (Dostoevskij) ci illustrò nel passato è ora catalogato dalla scienza fra i disturbi mentali. Una “dipendenza” la cui soglia di eccitazione costringe ad alzare la posta puntata, fino a svenarsi. Fino a indebitarsi, fino a supplicare aiuto da strozzini prestasoldi. Per portarli ai mangiasoldi. Da un cappio all’altro.
Un Convegno ieri a Genova ha fatto il punto, a dieci anni dal primo lancinante grido d’allarme pubblico in quella stessa città, sulle vittime dell’usura e delle vittime del gioco. Somiglianza di rovina, intreccio di disperazione. Il cardinale Bagnasco ha detto con fermezza che è emergenza sociale, e che una pubblicità mendace, delittuosa, uccide il corretto modo di pensare e di agire. Il nostro pensiero corre a una iniziativa che il Monopolio di Stato (Aams) chiama «educativa», perché vuole entrare nelle scuole a insegnare ai giovani come si fa a giocare «responsabilmente» (nell’opuscolo, ci sarebbe anche la frase «chi non gioca è un integerrimo bacchettone»). Raffinata sciocchezza: si previene o si corrompe? L’obliquo messaggio pro–gioco, con questi chiari di luna, ci indigna.
Si insegni a “non” azzardare, si insegni che il mondo di questi giochi è in larga parte in mano a fuorilegge, che i siti online da rimuovere per decreto sono la bellezza di 3.386. Anzi, la sconcezza di 3.386. Si insegni, cacciati fuori i persuasori soffici del “giocare è bello”, che la sconcezza grande non è neanche nell’essere fuorilegge (cioè senza concessione), ma nel gioco d’azzardo in sé, perché i concessionari con lo stemma di legge fanno la stessa cosa che fanno gli altri, cioè rovinano la gente. Perché l’ago della bilancia, signori del Monopolio, non è il timbro della bisca, da maledire il tavolo quando non c’è, e benedire l’identico tavolo quando lo Stato ha timbrato il proprio lucro e l’identica nostra sciagura.
Giuseppe Anzani
Mi occupo di problemi alcolcorrelati, o più semplicemente di abuso di alcol: POSSIBILE che politici o tecnici, NON capiscano che questa dipendenza è la strada tutta in discesa, che porta alla dipendenza dall'alcol, o alle sostanze stupefacenti, senza tener conto delle migliaia di famiglie distrutte???
Ma già, dimenticavo, il pareggio di bilancio è la sola cosa che conta, L'UOMO può aspettare.
venerdì 3 febbraio 2012
Ci salveranno i TIR?
Nel film "Il giorno della civetta", Leonardo Sciascia fa dire ad uno dei personaggi che: "Al mondo ci sono gli uomini, gli omenicchi, e i quaquaraqua!"
Assistendo all'ultima commedia all'italiana interpreti Monti, Fornero & Soci, e i figuranti generici Bersani & Company, ho la triste certezza che la maggioranza di noi Italiani, appartengano alla categoria dei QUAQUARAQUA!
p.s. ho voglia di una sigaretta, di cioccolato fondente, e di mandare un grosso VAFFA a tutti gli interpreti della commedia!
Assistendo all'ultima commedia all'italiana interpreti Monti, Fornero & Soci, e i figuranti generici Bersani & Company, ho la triste certezza che la maggioranza di noi Italiani, appartengano alla categoria dei QUAQUARAQUA!
p.s. ho voglia di una sigaretta, di cioccolato fondente, e di mandare un grosso VAFFA a tutti gli interpreti della commedia!
giovedì 12 gennaio 2012
Precari over 40... (ma non è mio)
LO TROVO SUL WEB E LO POSTO VOLENTIERI:
12 novembre 2011
Siamo precari/e over40 e non siamo ancora morti!
By Malafemmina
Da Meno&Pausa:
Siamo della generazione che ha visto l’inizio della fine della stabilità lavorativa. Over40, 45, 50, precari e precarie e invisibili. Totalmente dimenticati/e perché si parla di giovani e a loro giustamente viene dedicata grande attenzione ma noi siamo destinati all’immondezzaio, perché non c’è alcun provvedimento che ci tuteli.
Abbiamo vissuto, studiato, lavorato, abbiamo anche avuto brevi stagioni di lavoro stabile, poi di colpo siamo stati licenziati o semplicemente ai contratti precari non sono succedute altre opportunità.
Dopo i 40 siamo già considerati morti, noi che non rientriamo nei contratti di apprendistato, che non avremo mai una pensione, che non abbiamo alcun destino davanti a noi salvo la povertà e la strada.
Dopo anni di lavoro siamo stati sbattuti fuori da aziende che hanno delocalizzato. Dopo anni di lavoro precario non è seguita alcuna stabilizzazione. E’ sempre più difficile trovare qualunque tipo di contratto. Dopo anni di ricerca torniamo ad essere più dipendenti di prima da partner, genitori, altri.
Non abbiamo casa o se ne abbiamo una non riusciamo a pagare né l’affitto né il mutuo. Viviamo spesso grazie alla pensione minima di una madre o di un padre. Viviamo stretti in situazioni di grave dipendenza, con famiglie a carico o anche senza, uomini e donne senza alcuna speranza perché non c’è nulla che dica che domani per noi sarà diverso.
Che si abbia una laurea o no abbiamo comunque un curriculum pieno di cose già fatte ma non contano nulla e se siamo donne le possibilità si allontanano ancora di più e allora si prefigura un destino deprimente in cui qualcuna tenta il suicidio, altre si deprimono, altre ancora tentano di reagire ma non sanno come fare.
Uomini e donne sono vittime di una situazione tragica e non hanno ascolto. Finiscono ad elemosinare lavori di qualunque tipo dove comunque si pretende di assumere qualcuno che abbia un’età inferiore.
Dai 40 in su è morte sociale senza alternativa. Siamo persone che hanno pagato già un prezzo per ogni scelta e che hanno energia e rabbia e competenza ma non abbiamo voce e siamo stanchi/e. Siamo sfiniti/e. E non vogliamo scendere in competizione con chi è più giovane sottraendo loro posti di lavoro che possono servire a dare una opportunità. Ma è la competizione selvaggia che il mercato ci impone e invece noi vogliamo scendere in piazza insieme. Tutti e tutte, di qualunque età, perché il problema non può essere visto senza superare barriere generazionali fatte apposta per metterci gli uni contro le altre.
Le persone della nostra generazione non hanno voce e non sanno prenderla. Abbiamo genitori che possono lasciarci da un momento all’altro e andati via loro non sappiamo come fare. Abbiamo partner che non ce la fanno più a sostenerci. Abbiamo sogni che non ci sentiamo in diritto di perseguire.
Siamo quelli/e che usavano le bombole del gas, lo scaldabagno, il giradischi e le musicassette. Siamo quelli/e che hanno visto nascere lo scempio culturale delle tv libere. Siamo quelli/e che hanno assistito impotenti al cambiamento di leggi che ci avrebbero portato a tutto questo. Siamo passato, presente e non abbiamo futuro. Abbiamo storia e ci sentiamo clandestini/e.
Non abbiamo diritti ma solo doveri. Tanti/e tra noi sono perseguitati da ispettori giudiziari, abbiamo debiti, siamo sfrattati, siamo stati derubati del poco che avevamo e siamo perseguitati dalle banche. Non ci è concesso recuperare e rappresentiamo solo un ostacolo per chi vuole spacciare l’immagine di una nazione che non ha prodotto vittime.
Noi siamo vittime, siamo cadaveri sociali che vengono sepolti sotto metri e metri di bugie e censura. Siamo quelli/e che non possono parlare perchè non hanno soldi neppure per una connessione internet. Siamo quelli/e che non vengono invitati/e a parlare in nessun posto perché la nostra immagine non concilia neppure con l’idea che si ha di chi è precario/a.
Siamo over40 senza futuro e non siamo ancora morti/e.
Mi pare che la favoletta della "solidarieta generazionale" trovi in questo post, il suo AMEN.
12 novembre 2011
Siamo precari/e over40 e non siamo ancora morti!
By Malafemmina
Da Meno&Pausa:
Siamo della generazione che ha visto l’inizio della fine della stabilità lavorativa. Over40, 45, 50, precari e precarie e invisibili. Totalmente dimenticati/e perché si parla di giovani e a loro giustamente viene dedicata grande attenzione ma noi siamo destinati all’immondezzaio, perché non c’è alcun provvedimento che ci tuteli.
Abbiamo vissuto, studiato, lavorato, abbiamo anche avuto brevi stagioni di lavoro stabile, poi di colpo siamo stati licenziati o semplicemente ai contratti precari non sono succedute altre opportunità.
Dopo i 40 siamo già considerati morti, noi che non rientriamo nei contratti di apprendistato, che non avremo mai una pensione, che non abbiamo alcun destino davanti a noi salvo la povertà e la strada.
Dopo anni di lavoro siamo stati sbattuti fuori da aziende che hanno delocalizzato. Dopo anni di lavoro precario non è seguita alcuna stabilizzazione. E’ sempre più difficile trovare qualunque tipo di contratto. Dopo anni di ricerca torniamo ad essere più dipendenti di prima da partner, genitori, altri.
Non abbiamo casa o se ne abbiamo una non riusciamo a pagare né l’affitto né il mutuo. Viviamo spesso grazie alla pensione minima di una madre o di un padre. Viviamo stretti in situazioni di grave dipendenza, con famiglie a carico o anche senza, uomini e donne senza alcuna speranza perché non c’è nulla che dica che domani per noi sarà diverso.
Che si abbia una laurea o no abbiamo comunque un curriculum pieno di cose già fatte ma non contano nulla e se siamo donne le possibilità si allontanano ancora di più e allora si prefigura un destino deprimente in cui qualcuna tenta il suicidio, altre si deprimono, altre ancora tentano di reagire ma non sanno come fare.
Uomini e donne sono vittime di una situazione tragica e non hanno ascolto. Finiscono ad elemosinare lavori di qualunque tipo dove comunque si pretende di assumere qualcuno che abbia un’età inferiore.
Dai 40 in su è morte sociale senza alternativa. Siamo persone che hanno pagato già un prezzo per ogni scelta e che hanno energia e rabbia e competenza ma non abbiamo voce e siamo stanchi/e. Siamo sfiniti/e. E non vogliamo scendere in competizione con chi è più giovane sottraendo loro posti di lavoro che possono servire a dare una opportunità. Ma è la competizione selvaggia che il mercato ci impone e invece noi vogliamo scendere in piazza insieme. Tutti e tutte, di qualunque età, perché il problema non può essere visto senza superare barriere generazionali fatte apposta per metterci gli uni contro le altre.
Le persone della nostra generazione non hanno voce e non sanno prenderla. Abbiamo genitori che possono lasciarci da un momento all’altro e andati via loro non sappiamo come fare. Abbiamo partner che non ce la fanno più a sostenerci. Abbiamo sogni che non ci sentiamo in diritto di perseguire.
Siamo quelli/e che usavano le bombole del gas, lo scaldabagno, il giradischi e le musicassette. Siamo quelli/e che hanno visto nascere lo scempio culturale delle tv libere. Siamo quelli/e che hanno assistito impotenti al cambiamento di leggi che ci avrebbero portato a tutto questo. Siamo passato, presente e non abbiamo futuro. Abbiamo storia e ci sentiamo clandestini/e.
Non abbiamo diritti ma solo doveri. Tanti/e tra noi sono perseguitati da ispettori giudiziari, abbiamo debiti, siamo sfrattati, siamo stati derubati del poco che avevamo e siamo perseguitati dalle banche. Non ci è concesso recuperare e rappresentiamo solo un ostacolo per chi vuole spacciare l’immagine di una nazione che non ha prodotto vittime.
Noi siamo vittime, siamo cadaveri sociali che vengono sepolti sotto metri e metri di bugie e censura. Siamo quelli/e che non possono parlare perchè non hanno soldi neppure per una connessione internet. Siamo quelli/e che non vengono invitati/e a parlare in nessun posto perché la nostra immagine non concilia neppure con l’idea che si ha di chi è precario/a.
Siamo over40 senza futuro e non siamo ancora morti/e.
Mi pare che la favoletta della "solidarieta generazionale" trovi in questo post, il suo AMEN.
sabato 23 luglio 2011
" FIDO "
In principio il cane era soltanto “Fido”.
Ma era il tempo in cui Berta filava, la bestemmia era un reato e non si poteva sputare per terra. Il nonno fumava trinciato, i maestri a scuola picchiavano i bambini, i contadini non sapevano quanto era buono il formaggio con le pere, i piccoli andavano a letto dopo carosello, Topolino era ancora una macchina, Andreotti ministro, quando pioveva il Governo era ladro, e ai cani i loro padroni cacca libera: Ovunque.
-Poi il cane divenne Bobby.
Berta filava a tutto boom, non si poteva più sputare per terra ma la bestemmia tirava ancora, il nonno era passato al Toscano, i maestri a scuola picchiavano -poco- i bambini, i contadini apprezzavano il formaggio ma non le pere, i piccoli andavano a letto dopo Studio Uno, Topolino sfrattato dalla Seicento tornato al fumetto, Andreotti ancora ministro, se pioveva il Governo era sempre ladro, e ai cani i loro padroni cacca libera: Ovunque.
-Poi il cane fu Zorro.
Ma già Berta era in cassa integrazione, la bestemmia non era più reato ma si sputava nel piatto in cui si mangiava, i maestri a scuola rispondevano al Telefono Azzurro, i contadini smesso il formaggio (troppo colesterolo) si facevano le pere, i piccoli andavano a letto dopo il film a luci rosse, Topolino divenne una star su Sky, Andreotti ancora ministro, se pioveva il governo era sempre ladro, e ai cani i loro padroni cacca libera: Ovunque.
-Poi il cane fu Arturo, o Cicci, oppure Bibì e Bibò.
Ma Berta oramai è una precaria depressa, bestemmia o sputo per terra non frega più a nessuno, il nonno è all'ospizio (pardòn casa di riposo), a scuola i bambini picchiano i maestri, il contadino ha le scarpe strette e il cervello in tilt, i piccoli mandano a letto i genitori dopo la pubblicità di Barbie e di Big-Jim, Topolino senza identità in cura dallo psichiatra, Andreotti in pensione (d'oro), piove o non piove il Governo sempre ladro, e ai cani i loro padroni cacca libera: Ovunque.
-Da Fido a Bibì e Bibò molto è cambiato, resistono il Governo ladro, e i padroni con i cani dalla cacca libera, ovunque.
Per quanto riguarda il Governo ladro, c'è poco da fare: Rassegnamoci
Per la cacca libera ovunque i cani non hanno colpe, è la loro natura: Ma i loro padroni si.
Ma è proprio impossile rispettare la disposizione di legge, che impone ai padroni dei cani, di raccogliere le feci dei propri amici a quattro zampe, e alle figure preposte a farla osservare?
Le aree di verde attrezzate per i bambini, i molti marciapiede, e i cittadini tutti, ringrazieranno certamente.
Ma era il tempo in cui Berta filava, la bestemmia era un reato e non si poteva sputare per terra. Il nonno fumava trinciato, i maestri a scuola picchiavano i bambini, i contadini non sapevano quanto era buono il formaggio con le pere, i piccoli andavano a letto dopo carosello, Topolino era ancora una macchina, Andreotti ministro, quando pioveva il Governo era ladro, e ai cani i loro padroni cacca libera: Ovunque.
-Poi il cane divenne Bobby.
Berta filava a tutto boom, non si poteva più sputare per terra ma la bestemmia tirava ancora, il nonno era passato al Toscano, i maestri a scuola picchiavano -poco- i bambini, i contadini apprezzavano il formaggio ma non le pere, i piccoli andavano a letto dopo Studio Uno, Topolino sfrattato dalla Seicento tornato al fumetto, Andreotti ancora ministro, se pioveva il Governo era sempre ladro, e ai cani i loro padroni cacca libera: Ovunque.
-Poi il cane fu Zorro.
Ma già Berta era in cassa integrazione, la bestemmia non era più reato ma si sputava nel piatto in cui si mangiava, i maestri a scuola rispondevano al Telefono Azzurro, i contadini smesso il formaggio (troppo colesterolo) si facevano le pere, i piccoli andavano a letto dopo il film a luci rosse, Topolino divenne una star su Sky, Andreotti ancora ministro, se pioveva il governo era sempre ladro, e ai cani i loro padroni cacca libera: Ovunque.
-Poi il cane fu Arturo, o Cicci, oppure Bibì e Bibò.
Ma Berta oramai è una precaria depressa, bestemmia o sputo per terra non frega più a nessuno, il nonno è all'ospizio (pardòn casa di riposo), a scuola i bambini picchiano i maestri, il contadino ha le scarpe strette e il cervello in tilt, i piccoli mandano a letto i genitori dopo la pubblicità di Barbie e di Big-Jim, Topolino senza identità in cura dallo psichiatra, Andreotti in pensione (d'oro), piove o non piove il Governo sempre ladro, e ai cani i loro padroni cacca libera: Ovunque.
-Da Fido a Bibì e Bibò molto è cambiato, resistono il Governo ladro, e i padroni con i cani dalla cacca libera, ovunque.
Per quanto riguarda il Governo ladro, c'è poco da fare: Rassegnamoci
Per la cacca libera ovunque i cani non hanno colpe, è la loro natura: Ma i loro padroni si.
Ma è proprio impossile rispettare la disposizione di legge, che impone ai padroni dei cani, di raccogliere le feci dei propri amici a quattro zampe, e alle figure preposte a farla osservare?
Le aree di verde attrezzate per i bambini, i molti marciapiede, e i cittadini tutti, ringrazieranno certamente.
sabato 18 giugno 2011
In fretta...troppo in fretta!
Osservo i campi di grano già mietuti, e penso che solo poche settimane fa, erano ancora sul verde.
Veramente ogni cosa, và troppo in fretta.
Bruciamo ogni evento come fosse una ragione di vita o di morte: Infanzia, adolescenza, prima volta, studi, lavoro, sentimenti, liti e addii, bici, moto, macchina, viaggi... Tutto passa velocemente, senza avere il tempo di poter assaporare ciò che si vive: Ma èquesto il vivere?
Pavese, mi riconcilia col mondo... e un pò mi intristisce.
sabato 23 aprile 2011
Santa Pasqua... a:
Syl, Wilma, Miranda, Samantha, Annamaria, Sara, Aldo, Franca, Giacynta, Selene, Luz, Fenice, Fabrax, Lupo, Incontro all'Infinito, Antonella, Quando sono io, Lella Costa, Jaqueline, Volo Libero, Stefania e dintorni, Il buio è qui, Tintarella di luna, Asha, e naturalmente ad ognuno di voi, con cui casualmente mi incontro!
martedì 22 febbraio 2011
La radio questa sconosciuta...
L'influenza con corredo di febbre mi tiene a letto, niente Tv, poco pc, ma in compenso tanta radio. Decido di fare il salto della quaglia, e scarto decisamente la politica abbandonando Radio24, Radio Radicale e affini, compresa Radio Maria.
Ascolto naturalmente Radio-Tre, che è veramente una benedizione se penso ai soliti deprimenti conciliaboli della Tv. Ragazzi un vero spasso! Si spazia dal finale del 3° atto della Manon Lescaut, al sorprendendte audio delle prove della Filarmonica Alla Scala, con un Maestro Arturo Toscanini inca........mo con gli orchestrali, arrivando agli insulti urlati che, un pò mi delude e sorprende, perchè fà tanto Sgarbi...evvabbè per Toscanini... Poi bella sorpresa col libro raccontato a puntate, Linea D'ombra, di Joseph Conrad, mentre domenica sera ascolto il finale del film FURORE di John Ford: Grande emozione perchè ne ricordo la lettura del romanzo di John Steinbeck, di cui ho letto quasi tutto, e anche perchè mi riporta alla mia infanzia, quando con mamma si stava attaccati alla grande Radiomarelli, unico collegamento col mondo reale, e della fantasia.
Insomma, influenza si, ma per una volta i benefici superano quasi i costi!
venerdì 28 gennaio 2011
Racconti romani
Il gruppetto era formato da 5 persone inviate da Fini: Un appuntato e un tenente dei carabinieri, due questori della Camera dei Deputati, e un questurino della Digos.
I 5 avevano l'ordine di irrompere negli uffici del Presidente del Senato, e di ARRESTARLO!
"Minchia signor tenente!" Esclamò l'appuntato Pasqualone Cacace di Canicattì appiattendosi dietro un angolo, "Ombre sospette ci sono!"
Infatti alla loro destra comparvero inviate da Schifani: 2 agenti della Polizia di Stato, due questori del Senato e un vicequestore del commissariato di Monteporzio.
I 5 avevano l'ordine di irrompere negli uffici del Presidente della Camera dei Deputati, e di ARRESTARLO!
"Si fermi signor questore!" esclamò l'agente Vicenzino Piccirello di Santa Maria Capua a Vetere, "Ombre sospette ci sono!"
Alla loro sinistra infatti proceduto da un rumore di zoccoli, avanzavano al trotto 5 corazzieri inviati da Napolitano che, si era rotto le balle sia di Fini che di Schifani, i 5 avevano l'ordine di irrompere nei loro uffici, e di ARRESTARLI entrambi!
Il capodrappello alzando il braccio segnalò di fermarsi, dirimpetto a loro infatti strisciavano col "passo del leopardo," 5 borghesi, guardie private del Presidente del Consiglio con l'ordine di ARRESTARE Napolitano.
"Fermi, fermi!" Esclamò voltandosi il capomissione Sam Buca, "Ombre sospette ci sono!"
In fila indiana avanzavano con attenta cautela, 2 agenti della Polizia Giudiziaria, 2 di quella Penitenziaria e un questore aggiunto di Rebibbia: I 5 avevano un mandato di ARRESTO per il Berlusca!
Da una porta nei pressi infatti, 5 ombre di colore verde si bloccarono all'istante.
Era una Ronda Padana con 4 guardie e il Trota, a cui commosso il Senatùr aveva
affidato il comando, non senza però prendere le dovute precauzioni.
Della Ronda facevano parte: Sandro Ticino, Andrea Naviglio e i gemelli Germano e Ambrogio Po, detti Popò!
I 5 avevano l'ordine di irrompere nell'ufficio di Casini, e padanamente ARRESTARLO!
Improvvisamente i gemelli Popò agguantarono il Trota per le pinne bloccandolo: "Damatrà n'mument" disse L'Ambrogio, "Me par cù vist un pù de ggent!"
Infatti un chiacchiericcio sempre più alto, stava sostituendo il silenzio di Montecitorio.
Una folla infatti, dall'aria decisamente INCAZZATA, stava invadendo i corridoi del Transatlantico, e tutti avevano un solo pensiero: Mandare a aff....lo finalmente, tutti i presunti "onorevoli."
E come diceva il buon Totò: "Onorevole? Ma mi faccia il piacere!!!"
I 5 avevano l'ordine di irrompere negli uffici del Presidente del Senato, e di ARRESTARLO!
"Minchia signor tenente!" Esclamò l'appuntato Pasqualone Cacace di Canicattì appiattendosi dietro un angolo, "Ombre sospette ci sono!"
Infatti alla loro destra comparvero inviate da Schifani: 2 agenti della Polizia di Stato, due questori del Senato e un vicequestore del commissariato di Monteporzio.
I 5 avevano l'ordine di irrompere negli uffici del Presidente della Camera dei Deputati, e di ARRESTARLO!
"Si fermi signor questore!" esclamò l'agente Vicenzino Piccirello di Santa Maria Capua a Vetere, "Ombre sospette ci sono!"
Alla loro sinistra infatti proceduto da un rumore di zoccoli, avanzavano al trotto 5 corazzieri inviati da Napolitano che, si era rotto le balle sia di Fini che di Schifani, i 5 avevano l'ordine di irrompere nei loro uffici, e di ARRESTARLI entrambi!
Il capodrappello alzando il braccio segnalò di fermarsi, dirimpetto a loro infatti strisciavano col "passo del leopardo," 5 borghesi, guardie private del Presidente del Consiglio con l'ordine di ARRESTARE Napolitano.
"Fermi, fermi!" Esclamò voltandosi il capomissione Sam Buca, "Ombre sospette ci sono!"
In fila indiana avanzavano con attenta cautela, 2 agenti della Polizia Giudiziaria, 2 di quella Penitenziaria e un questore aggiunto di Rebibbia: I 5 avevano un mandato di ARRESTO per il Berlusca!
Da una porta nei pressi infatti, 5 ombre di colore verde si bloccarono all'istante.
Era una Ronda Padana con 4 guardie e il Trota, a cui commosso il Senatùr aveva
affidato il comando, non senza però prendere le dovute precauzioni.
Della Ronda facevano parte: Sandro Ticino, Andrea Naviglio e i gemelli Germano e Ambrogio Po, detti Popò!
I 5 avevano l'ordine di irrompere nell'ufficio di Casini, e padanamente ARRESTARLO!
Improvvisamente i gemelli Popò agguantarono il Trota per le pinne bloccandolo: "Damatrà n'mument" disse L'Ambrogio, "Me par cù vist un pù de ggent!"
Infatti un chiacchiericcio sempre più alto, stava sostituendo il silenzio di Montecitorio.
Una folla infatti, dall'aria decisamente INCAZZATA, stava invadendo i corridoi del Transatlantico, e tutti avevano un solo pensiero: Mandare a aff....lo finalmente, tutti i presunti "onorevoli."
E come diceva il buon Totò: "Onorevole? Ma mi faccia il piacere!!!"
venerdì 24 dicembre 2010
Natale
Ascolto alla radio Stille Nachte, è un canto triste che un pò mi butta giù, eppure tra poco è Natale, la "Festa."
E' che la musica porta troppo indietro nel tempo, e fa rivivere cose oramai impossibili da ripetere.
Soprattutto sono le assenze, a far male: Mamma, papà, e i miei fratelli.
Ma non è giusto essere tristi questa sera, ho la mia Terry, le figlie e i nipotini che a breve rivolteranno casa facendomi fare le cose più assurde.
Buon Natale allora, a tutti!
E' che la musica porta troppo indietro nel tempo, e fa rivivere cose oramai impossibili da ripetere.
Soprattutto sono le assenze, a far male: Mamma, papà, e i miei fratelli.
Ma non è giusto essere tristi questa sera, ho la mia Terry, le figlie e i nipotini che a breve rivolteranno casa facendomi fare le cose più assurde.
Buon Natale allora, a tutti!
mercoledì 8 dicembre 2010
Habemus... "Papy"

Dal nostro inviato:
Al primo punto del programma di Sua Santità Silvio I°, la riforma della "GIUSTIZIA CELESTE."
"E' ora di finirla con i vecchi parrucconi del passato." Questo il pensiero del Pontefice nell'udienza del lunedì ad Arcore.
"Basta con i professionisti del Paradiso" ha aggiunto, riferendosi a san Pietro, è uno che occupa quel posto da 2000 anni, e a parte una piccola parentesi da pescatore, non ha mai lavorato in vita sua."
"In fin dei conti è stato eletto da Uno solo, io invece ho avuto il 68,34% delle preferenze."
"E poi da indagini accurate, abbiamo acclarato che si tratta di un immigrato senza permesso di soggiorno, quindi clandestino!"
"E come tutti i poveracci è uno che odia, invidioso del succeso altrui, e poi è un nullafacente...appostamenti presso il Paradiso dei RIS, NOE, NOCS, SID, PG, CC, PS, EI, DIGOS, NU, e delle Giovani Marmotte alle dipendenze del cardinal Brunetta, hanno accertato che una volta timbrato il cartellino, lasciava il Paradiso per raggiungere l'osteria dei "Tre Galli" dove si ubriacava, cantando Bandiera Rossa e Bella Ciao!"
Silvio I° ha poi così concluso: "Noi riformeremo tutto nel nome dell'amore, e cancelleremo quello... Di Pietro!"
Purtroppo alla fine dell'udienza si sono contati alcuni casi di annegamento: I singhiozzi di commozione di Monsignor Bondi, gli evviva e gli alalà ricchi di saliva, schizzata dai vescovi Gasparri e La Russa, hanno causato acqua alta come a Venezia; Tra le vittime il cardinal Brunetta, sfuggito all'occhio dei soccorritori perchè finito sotto le sottane di Escort(a) di sua eccellenza Ghedini.
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